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Il confronto fra le due utility, entrambe controllate dai governi
I conti del primo semestre di Enel, annunciati ieri (giovedì 30 luglio), non entusiasmano Piazza Affari. A metà seduta il titolo è praticamente invariato a 9,83 euro, in una giornata in cui il Ftse Mib guadagna circa lo 0,8%. Evidentemente la reazione tiepida riflette il giudizio degli investitori su risultati complessivamente solidi, ma privi di elementi capaci di modificare le aspettative sul futuro.
Il confronto con la francese Engie è significativo. Anche il gruppo controllato dallo Stato francese ha presentato oggi i risultati del semestre, accompagnandoli con l’annuncio di un rialzo delle previsioni per l’intero esercizio. La risposta della Borsa di Parigi è decisa: il titolo segna un rialzo di circa il 5%.
Utili in crescita, ma vendite di elettricità in calo
Enel ha chiuso il primo semestre con un Ebitda ordinario di 11,84 miliardi di euro, in crescita del 3,2%, e un utile netto ordinario di 3,93 miliardi (+2,8%). Il gruppo prevede inoltre di chiudere il 2026 nella parte alta della guidance annunciata con il piano industriale di febbraio.
Accanto a questi numeri positivi, però, emergono alcuni dati meno incoraggianti. L’indebitamento finanziario netto è salito a 61 miliardi di euro dai 57,2 miliardi di fine 2025. La società spiega che l’aumento è dovuto soprattutto all’impatto del decreto Bollette, all’effetto dei cambi, ai dividendi distribuiti e ai riacquisti di azioni proprie.
Soprattutto, nei primi sei mesi dell’anno le vendite di energia elettrica sono diminuite del 6,6%, scendendo a 115,6 TWh, con un calo particolarmente evidente in Italia e Brasile. Anche le vendite di gas naturale sono diminuite dell’8,6%. La produzione da fonti rinnovabili è rimasta sostanzialmente stabile, mentre quella termoelettrica è aumentata per compensare la minore disponibilità di energia idroelettrica.
Dov’è la crescita della domanda elettrica?
Solo cinque mesi fa Enel aveva presentato un piano industriale molto ambizioso, con investimenti lordi per circa 53 miliardi di euro nel triennio 2026-2028, destinati soprattutto alle reti elettriche e alle energie rinnovabili.
La tesi del management era chiara: la domanda mondiale di elettricità è destinata ad accelerare grazie allo sviluppo dei data center per l’intelligenza artificiale, all’elettrificazione dei trasporti, alla robotica e all’automazione. Eppure, almeno per ora, questa crescita non emerge nei risultati operativi del gruppo.
La spiegazione è probabilmente temporale. I grandi investimenti annunciati da Enel produrranno i loro effetti nei prossimi anni, mentre il primo semestre continua a risentire della debolezza del mercato italiano, dei prezzi più bassi praticati alla clientela retail e di una minore attività sul mercato all’ingrosso. Inoltre il contributo dell’Italia è stato penalizzato da una produzione idroelettrica inferiore e da ricavi più contenuti nel trading.
Perché Engie convince di più gli investitori
La differenza con Engie non sta tanto nei numeri del semestre quanto nel messaggio trasmesso al mercato. Il gruppo francese ha aumentato le previsioni di utile per l’intero 2026 grazie al contributo della recente acquisizione della rete elettrica britannica UK Power Networks, ai risultati migliori del previsto del piano di efficienza e ai benefici derivanti dalla volatilità del mercato del gas.
In altre parole, Engie ha convinto gli investitori che la propria strategia di crescita sta già producendo effetti concreti sui risultati.
Enel, invece, ha confermato gli obiettivi senza migliorarli. È una differenza sottile, ma in Borsa pesa molto.
Valutazioni molto simili, reazioni opposte
Il paradosso è che le due società presentano valutazioni molto vicine. Secondo i dati di MarketScreener, entrambe sono scambiate a circa 13 volte gli utili attesi per il 2026 e il 2027 e offrono un rendimento prospettico da dividendo superiore al 5%.
Il mercato, dunque, non sembra mettere in discussione la qualità di Enel né la sostenibilità della sua politica di distribuzione. Piuttosto, chiede una prova più convincente che la grande ondata di investimenti nelle reti elettriche, nelle rinnovabili e nell’elettrificazione dell’economia stia già iniziando a trasformarsi in una crescita dei risultati.
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