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L’attuale scenario macroeconomico che caratterizza la coppia EUR/USD si presenta come un delicato equilibrio tra pressioni inflattive persistenti in Europa e segnali di raffreddamento del ciclo economico statunitense.
Nonostante il differenziale dei tassi d’interesse continui a favorire il biglietto verde, con la Federal Reserve che mantiene il range tra il 3,50% e il 3,75% a fronte di una BCE ferma al 2,15%, il mercato valutario sembra concentrarsi maggiormente sulle dinamiche di crescita e sui dati reali.
Sul fronte europeo, l’indice dei prezzi al consumo ha mostrato una risalita al 3,0% alla fine di aprile, superando il precedente 2,6%. Sebbene il dato Core rimanga stabile al 2,2%, la persistenza dell’inflazione sopra il target fissato da Francoforte limita i margini di manovra della Banca Centrale Europea per un eventuale allentamento nel brevissimo termine. Tuttavia, la fragilità economica del blocco resta evidente: se il PMI manifatturiero a 52,2 offre uno spunto di ottimismo, il settore dei servizi segna una contrazione a 47,4, accompagnata da una fiducia dei consumatori che rimane vicina ai minimi storici.
Parallelamente, negli Stati Uniti si osservano le prime crepe nella narrativa della resilienza economica. Il Chicago PMI, scivolato sotto la soglia di espansione a 49,2, suggerisce che il settore manifatturiero stia iniziando a soffrire il peso della politica monetaria restrittiva. Resta solido il mercato del lavoro, con richieste di sussidi di disoccupazione ai minimi storici a 189.000 unità, elemento che consente alla Fed di mantenere una posizione di attesa e cautela.
Dal punto di vista del posizionamento istituzionale, i dati CFTC evidenziano un interessante cambiamento.Nel giro di poche settimane, le posizioni nette sull’euro sono passate da un saldo negativo di 7.500 a un netto positivo di oltre 35.000 contratti. Questo accumulo di posizioni lunghe ha sostenuto il cambio in area 1,1719, malgrado la forza residua del dollaro alimentata dai timori sull’energia e dalle previsioni di istituti come ING, che ipotizzano una Fed ancora rigorosa nel breve periodo.
La dinamica della price action riflette questa incertezza. Il cambio EUR/USD si muove all’interno di un range di medio periodo, in attesa di una divergenza chiara nelle politiche monetarie. I prossimi appuntamenti macroeconomici saranno da osservare: la pubblicazione dei PMI servizi di lunedì 6 maggio e i dati JOLTs sulle aperture di posizioni lavorative negli USA forniranno ulteriori indicazioni sulla velocità del rallentamento americano.
Sotto il profilo della price action, il quadro tecnico ha mostrato un incremento della pressione rialzista in seguito alla formazione di un pattern DMHC nella seduta di giovedì. Nonostante questo segnale di forza, l’azione del prezzo ha incontrato un ostacolo significativo in area 1,1780, una resistenza che per il momento ha respinto i tentativi di rottura, impedendo una chiusura daily al di sopra di tale livello.
In termini di prospettive operative, la struttura tecnica suggerisce una prosecuzione della tendenza positiva finché le quotazioni si manterranno stabilmente sopra il supporto chiave individuato a 1,1650. Una tenuta di questo livello potrebbe offrire la base necessaria per un nuovo attacco alle resistenze superiori. Al contrario, solo un ritorno sotto tale soglia invaliderebbe l’attuale spinta rialzista, riportando il cambio all’interno del range di incertezza che ha caratterizzato le ultime settimane.
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