Microsoft vola +26%, per Goldman è la migliore: L’IA l’ha scelta già da un mese

Ci attende un’ottava ad alta intensità strategica sul mercato dei cambi, dominata da un fitto calendario economico e dai verdetto delle principali banche centrali.
Come ho analizzato nel video allegato sotto, l’apertura di settimana vedrà subito sotto i riflettori i dati statunitensi sugli ordini di beni durevoli di lunedì 27 luglio, che offriranno un primo termometro sullo stato di salute del settore manifatturiero e dei consumi americani.
Il vero catalizzatore primario giungerà mercoledì 29 luglio, quando alle 20:00 conosceremo il comunicato del FOMC sui tassi d’interesse. Gli operatori convergano in larga parte verso una conferma del costo del denaro al 3,75%. Mezz’ora dopo, durante la consueta conferenza stampa, il Governatore Kevin Warsh cercherà di offrire spunti sulla forward guidance; pur considerando la nota cautela comunicativa dell’istituto centrale, il mercato scruterà ogni singola parola alla ricerca di indizi sulla traiettoria monetaria dei prossimi mesi.
Giovedì 30 l’attenzione si sposterà prima sul sentiment dei consumatori nipponici per poi focalizzarsi sui dati preliminari del PIL europeo.
Alle ore 13:00 la Bank of England annuncerà la propria decisione sui tassi (attesi invariati), prima di passare il testimone nuovamente al blocco statunitense per i dati su spese, redditi personali e soprattutto sul deflatore PCE nucleare, la metrica d’inflazione preferita dalla Federal Reserve.
In chiusura di mese, venerdì 31, assisteremo alla pubblicazione dell’inflazione stimata nell’Eurozona (vista in leggero rialzo al 2,9%) e alla decisione della Bank of Japan. Sebbene il consensus prevalente stimi un mantenimento dei tassi all’1,00%, la forte pressione sullo Yen rende del tutto plausibile una mossa hawkish a sorpresa (+25 bps) per stabilizzare la divisa e frenare l’inflazione importata.
Quadro correlativo: L’egemonia del biglietto verde
I bilanci della scorsa ottava confermano un netto riposizionamento rialzista a favore del Dollaro Statunitense.
L’analisi della forza relativa evidenzia una debolezza diffusa su quasi tutto il listino delle majors. L’unica divisa capace di mostrare una relativa resilienza è stato il Dollaro Australiano, che ha comunque riassorbito lo spunto iniziale chiudendo in sostanziale parità.
Al contrario, si è registrata una marcata pressione venditrice su NZD, CAD, GBP, EUR, CHF e JPY, configurando un quadro intermarket nettamente favorevole alla continuazione della forza dell’USD.
Scenari Tecnico-Grafici
Partendo da EUR/USD, su cui mantengo una posizione Short aperta (di cui mostro i livelli e la gestione dinamica all’interno del video), il grafico settimanale evidenzia una struttura ribassista chiarissima dopo la formazione di un Inside Fake Out con rottura direzionale e successiva conferma da parte dei venditori.
La resistenza a quota 1,1500 rappresenta la barriera invalicabile per il mantenimento di questa struttura; finché i prezzi stazioneranno al di sotto di questo livello, l’obiettivo primario proietta verso area 1,1200, pur considerando una gestione attiva della posizione in corrispondenza del supporto intermedio giornaliero tra 1,1270 e 1,1300.
Un altro asset estremamente interessante nel medio periodo è USD/CHF, di cui ho discusso di recente.
Dopo il solido consolidamento sopra quota 0,8085, il cambio ha chiuso un’ottava di forte estensione rialzista. Oltre al quadro tecnico, l’operatività è sostenuta da un solido carry trade legato al differenziale tra i rendimenti americani e i tassi svizzeri (attualmente azzerati). Dai minimi pluriennali di fondo, la price action mostra un’elevata probabilità di sviluppo impulsivo verso il primo obiettivo di 0,8400, con estensioni di lungo termine proiettate verso area 0,9180 - 0,9200.
Infine, per quanto riguarda le dinamiche sullo Yen, la costante debolezza della divisa nipponica mantiene USD/JPY a ridosso della soglia critica di 160-162, potenziale zona d’intervento valutario. Ma l’esperienza dello scorso 30 aprile, quando la BoJ iniettò oltre 72 miliardi di dollari vedendo l’effetto riassorbito in pochi giorni, suggerisce cautela.
La strategia più efficiente risiede nell’idea, non ancora confermata, per lo Short sui cross come EUR/JPY e CHF/JPY. Entrambi si trovano in prossimità dei massimi storici ma mostrano controparti (EUR e CHF) in sofferenza contro dollaro.
In particolare su CHF/JPY (come potete osservare nell’analisi grafica a video), l’eventuale reazione dello Yen si combinerebbe con la debolezza del Franco, evitando al contempo gli elevati costi di swap overnight. Sul grafico weekly, tra l’altro, si sta completando un’interessante figura di continuazione a bandiera che merita stretto monitoraggio operativo.
Per tutti i dettagli tecnici e i passaggi sui grafici vi invito a guardare la video analisi completa.

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