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Il mercato dei cambi si affaccia a una nuova settimana densa di appuntamenti macroeconomici cruciali, dopo aver archiviato una sessione condizionata dalle festività del 4 luglio negli Stati Uniti (Independence Day) e dalla conseguente chiusura anticipata dei mercati per il Bank Holiday.
Il catalizzatore principale delle ultime sessioni è stato il rilascio anticipato (al giovedì) dei dati sul mercato del lavoro statunitense (Non-Farm Payrolls). I dati hanno evidenziato la creazione di sole 57.000 nuove unità nel mese di giugno, un valore nettamente inferiore al trend dei mesi precedenti e distante dalle performance registrate solo un mese fa, quando le aspettative erano state quasi raddoppiate. Con un tasso di disoccupazione che si mantiene sostanzialmente stabile al 4,2% (-0,10%), il biglietto verde ha registrato una fisiologica flessione strutturale, cedendo parte dei guadagni accumulati nel recente periodo.
I market mover da monitorare con la massima attenzione nei prossimi giorni includono decisioni sui tassi e importanti indici congiunturali:
6 Luglio (Ore 16:00) – Stati Uniti: Indice ISM PMI Servizi, previsto in leggero calo di 0,3 punti.
7 Luglio – Canada: Indice PMI, stimato in modesto rialzo.
8 Luglio (Ore 20:00 - 21:30) – Stati Uniti: Pubblicazione delle Minute del FOMC. Un appuntamento clou che potrebbe innescare forte volatilità e fermento sul mercato, specialmente in base al tono (hawkish o dovish) utilizzato dai membri della Fed.
8 Luglio – Nuova Zelanda: Decisione sul tasso d’interesse della RBNZ. Le attese di mercato prevedono un rialzo di 25 punti base, portando il tasso dal 2,25% al 2,50%. Sarà interessante analizzare il comunicato stampa.
9 Luglio (Ore 08:00) – Germania: Bilancia Commerciale (prevista in lieve ribasso), un dato termometro per l’Eurozona.
9 Luglio (Ore 16:00) – Stati Uniti: Vendita di case esistenti. Il settore immobiliare resta una variabile chiave per le decisioni di politica monetaria della Fed.
10 Luglio (Ore 14:30) – Canada: Tasso di disoccupazione, stimato invariato al 6,6%.
EUR/USD: Trend di fondo ribassista, fari puntati sul ritracciamento.
Sul fronte europeo, il tasso sui depositi della BCE rimane fermo al 2,25%, un livello pienamente prezzato dal mercato. Per il meeting di luglio a Francoforte si prevede il mantenimento dello status quo, con una politica monetaria che resta restrittiva e focalizzata sul monitoraggio dei prezzi energetici e della componente core.
Da un punto di vista tecnico, l’impostazione di medio termine su EUR/USD rimane chiaramente ribassista. La formazione di una inside bar settimanale suggerisce che l’attuale movimento short del dollaro potrebbe essere un semplice ritracciamento causato dai dati NFP. Un eventuale allungo dell’Euro verso l’area 1,1500 - 1,1515 rappresenterebbe un’ottima opportunità tecnica per riposizionarsi in acquisto di dollaro (short EUR/USD), puntando a target più bassi situati a 1,1300, 1,1200 e fino al livello chiave di supporto (ex resistenza) a 1,1165.
GBP/USD: La sterlina mostra la maggiore forza relativa.
La sterlina britannica si conferma la valuta più solida del comparto nelle ultime due settimane. Nonostante nell’ultimo meeting la Bank of England (BoE) abbia mantenuto il tasso di riferimento invariato al 3,75%, il board ha mostrato una netta spaccatura: 7 voti per il mantenimento e ben 2 membri a favore di un ulteriore rialzo dei tassi.
Graficamente, il cambio GBP/USD ha trovato un solido floor in area 1,3200, con i prezzi che sono ritornati al di sopra della barriera di 1,3300. Pur considerando l’area tra 1,3430 e 1,3450 come una fortissima zona di vendita strutturale (dominio dei venditori), la forza relativa della sterlina suggerisce cautela nello shortarla direttamente contro il dollaro. È preferibile sfruttare questa forza lavorando sui cross valutari sintetici (es. short EUR/GBP).
USD/JPY: Lo Yen alla prova del riposizionamento strutturale
Il trend di USD/JPY rimane marcatamente rialzista, ma emergono segnali di potenziale inversione o distribuzione sul grafico settimanale, evidenziati da una significativa barra di indecisione sui massimi storici in area 162,00.
A livello macroeconomico, assistiamo a un riposizionamento dei flussi finanziari globali. Il recente e storico rialzo dei tassi da parte della Bank of Japan (BoJ) – che ha portato il tasso di riferimento dall’0,75% all’1,00% (con 7 voti favorevoli su 8) – mira a ridurre il differenziale di rendimento che finora ha alimentato le massicce operazioni di carry trade short-Yen. Se i prezzi dovessero rompere stabilmente il supporto psicologico e statico a 160,00, potremmo assistere a una decisa correzione al ribasso del cross. L’area dei 162,00 si conferma il baluardo difensivo della BoJ, pronta a intervenire nuovamente sul mercato per frenare eccessive svalutazioni competitive.
AUD/USD: La Reserve Bank of Australia (RBA) mantiene i tassi al 4,35%, ma l’inflazione CPI mensile si sta dimostrando "sticky" (vischiosa). Questo lascia aperta la porta a un possibile ritocco all’insù nel meeting di agosto. Tecnicamente, il cambio è rimasto stabilmente sotto la media mobile esponenziale a 21 settimane (un evento che non si registrava con questa persistenza da marzo 2025). Nonostante possibili rimbalzi di breve sopra 0,6900, la pressione ribassista di medio periodo rimane intatta.
NZD/USD: Il Kiwi oscilla all’interno di un range tecnico ben definito tra 0,5600 e 0,6050. Con la decisione sui tassi di questa settimana (atteso un rialzo al 2,50%), il focus sarà tutto sui toni della RBNZ. La presenza di una inside wick a quota 0,5700 indica la tenuta dei minimi e un potenziale spazio di recupero nel breve termine se i toni saranno restrittivi.
USD/CAD: Il cross riflette una fase di stasi macroeconomica per il Canada, con la Bank of Canada (BoC) che mantiene i tassi fermi al 2,25% a fronte di un mercato del lavoro debole (disoccupazione al 6,6%). Nonostante le condizioni di forte ipercomprato di breve termine, il mercato continua a comprare USD sui minimi (area 1,4150 - 1,4200). L’analisi del Forex Retail Client Sentiment mostra un posizionamento retail marcatamente sbilanciato (85% Short), una dinamica contrarian che invita alla prudenza prima di cercare posizioni di inversione (reversal): la strategia più efficiente rimane quella di assecondare il trend dominante.
USD/CHF: Il Franco Svizzero e i livelli di approdo tecnico.
Nel lungo periodo, il franco svizzero ha mostrato un cambio di struttura con minimi crescenti sul grafico settimanale. La Swiss National Bank (SNB) mantiene i tassi fermi allo 0%, con un’inflazione molto contenuta allo 0,6%. Il principale timore del board elvetico resta un eccessivo apprezzamento del franco, scenario che vedrebbe la SNB pronta a intervenire sul mercato valutario per garantire la stabilità commerciale.
Attualmente, dopo il test della forte zona di vendita a 0,8100, il cambio USD/CHF sta ritracciando. I livelli operativi di supporto più interessanti per un posizionamento Long, in linea con le dichiarazioni hawkish del nuovo governatore della Fed Kevin Warsh, sono individuabili a 0,8000 e, principalmente, nel cluster statico compreso tra 0,7900 e 0,7920.
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