Microsoft vola +26%, per Goldman è la migliore: L’IA l’ha scelta già da un mese

C’è una data cerchiata di rosso a cui pochissime persone in Italia stanno prestando attenzione.
Il 24 luglio 2026.
Non è la scadenza di una legge fiscale, non è un vertice del G7, è il giorno in cui una delle banche più grandi del pianeta smetterà di far scambiare ai suoi clienti privati un tipo particolare di oro.
E se pensi che questo non ti riguardi, fermati un momento, perché sotto la superficie di questa notizia si nasconde una domanda che vale molto più di quanto sembri: chi ha davvero il diritto di decidere quanto vale l’oro nel mondo?

Lo spegnimentoIl 25 giugno 2026, la Industrial and Commercial Bank of China (ICBC), la più grande banca del pianeta per attivi totali, ha comunicato una decisione che ha lasciato tutti di stucco:

Dal 24 luglio, i conti individuali dei suoi clienti non potranno più accedere ai servizi di trading su oro cartaceo e metalli preziosi.

Ha concesso un mese ai clienti per chiudere o ridurre le posizioni.

Prima di lei si erano già mosse la Postal Savings Bank of China, poi Pingan Bank, poi China Guangfa Bank.

Una dopo l’altra, le più grandi istituzioni finanziarie cinesi hanno tolto la spina allo stesso identico mercato e tutte entro la stessa finestra temporale.

La versione ufficiale racconta di un governo che vuole proteggere i cittadini dalla volatilità e frenare la speculazione retail.

Ed è vero che di volatilità ce n’è stata: l’oro spot aveva toccato un massimo storico oltre i $5.100 all’oncia a gennaio 2026, per poi correggere pesantemente, arrivando a quotare intorno ai $4.170 a fine giugno, segnando un calo superiore al 25%.

Solo a giugno l’oro ha perso più del 10%, segnando il quarto mese consecutivo in rosso, cosa che non accadeva dal 2022.

La gente si è fatta male e qualcuno ci ha perso i risparmi, d’accordo, ma se il problema fosse davvero solo “educare i cittadini al rischio”, sarebbe bastato mettere dei limiti, non spegnere interi mercati.

Eppure la manovra è stata molto più drastica, perché?

Ho scavato nel passato e ho trovato la possibile risposta a questa domanda in un intervento di 12 anni fa.

La figurina che tutti credono di possederePrima di mostrarti cosa ho scoperto, bisogna capire davvero cosa succede nel mondo dell’oro e dei metalli.

Utilizzeremo dunque una metafora che funziona meglio di qualsiasi grafico.

Immagina di avere in casa una figurina rarissima di un calciatore leggendario o di un Pokémon.

Un pezzo unico, fisico, custodito sotto chiave in un cassetto.

“Questo certificato ti dà diritto a possedere questa figurina”, e lo vendi.

Il compratore è contento poiché ha un diritto sulla figurina senza doverla custodire lui stesso.

Ma tu, che tieni la figurina nel cassetto, ti fai ad un certo punto una domanda pericolosa:

Chi mi impedisce di scrivere un secondo certificato? Un terzo? Un decimo?

Crei altri dieci certificati e li vendi. Adesso dieci persone credono di possedere quella figurina. Ma la figurina, fisicamente, è sempre una sola.

Cosa fa il mercato quando vede dieci “figurine” in circolazione?

Abbassa il prezzo, perché pensa che l’offerta sia dieci volte più grande di quello che è davvero.

Questo è un esempio banale ma chiaro di come funzioni buona parte dell’oro cartaceo.

Nei grandi mercati occidentali, Londra e il COMEX di New York, la stragrande maggioranza dell’oro scambiato ogni giorno non viene mai consegnato fisicamente.

Sono contratti, promesse, pezzi di carta che rappresentano una pretesa sul metallo, e la maggior parte di chi li compra non ha in genere nessuna intenzione di ritirare un lingotto vero.

Il risultato è che si possono emettere molte più pretese cartacee di quanto oro fisico esista realmente e il prezzo, da decenni, potrebbe essere artificialmente più basso di quello che sarebbe in un mercato dove ogni certificato corrisponde davvero a un lingotto.

Per questo avere accesso ai dati può salvarti la vita. Conoscere come operano, cosa fanno i big e monitorarne i flussi di cassa, diventa essenziale ed è proprio quello che puoi fare con Investing PRO.

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Due indizi che qualcosa non tornaCome facciamo a sapere che il sistema non è del tutto onesto?

Ci sono due segnali concreti ed entrambi misurabili.

Il primo è la divergenza di prezzo tra oro fisico e oro cartaceo.

In un mercato sano, i due prezzi dovrebbero muoversi in perfetto sincrono. Quando invece la fiducia scricchiola, le persone iniziano a pagare un premio per avere il metallo vero in mano, non il foglio che lo promette.

Nel mercato dell’argento, al picco di gennaio 2026, questo premio ha toccato il 40%. In altre parole le persone erano disposte a pagare il 40% in più per avere il fisico anziché la carta.

Questo è il termometro della fiducia, e stava segnalando febbre alta.

Ho parlato di tutta quella vicenda in questo articolo qui: Hanno fatto crollare l’argento di proposito

Il secondo segnale è il comportamento delle banche centrali.

Se sapessi che i certificati cartacei sono gonfiati rispetto all’oro reale disponibile, cosa faresti?

Venderesti la carta e compreresti il fisico.

Ed è esattamente quello che le banche centrali del mondo stanno facendo, in modo sistematico.

Nel primo trimestre 2026 hanno acquistato un netto di 244 tonnellate d’oro fisico, il trimestre più forte mai registrato nella storia.

Nel 2025 intero, gli acquisti netti hanno toccato 863 tonnellate.

E la Banca Popolare Cinese, nel solo aprile 2026, ha aggiunto circa 8 tonnellate alle sue riserve segnando il diciottesimo mese consecutivo di incrementi, una serie iniziata già a fine 2022.

E secondo diverse stime del settore, gli acquisti reali della Cina potrebbero essere molto superiori a quelli dichiarati ufficialmente, un divario che alcuni analisti valutano fino a dieci/quindici volte il dato pubblico.

Le stesse istituzioni che stampano moneta cartacea stanno silenziosamente scambiando quella carta con oro vero, e non te lo stanno raccontando ad alta voce.

I dati però parano chiaro e con Investing PRO puoi accedere a flussi di capitale istituzionale, dati sulle riserve delle banche e indicatori macro che i media mainstream spesso ignorano (finché non è troppo tardi).

La profezia di dodici anni faMa qui c’è un dettaglio che cambia completamente la prospettiva su tutto quello che sta succedendo oggi.

Nel 2014, il presidente della Shanghai Gold Exchange, la borsa dell’oro cinese, tenne un discorso davanti alla London Bullion Market Association, il cuore stesso del sistema occidentale di fissazione del prezzo dell’oro.

Si alzò e disse, in sostanza, che Shanghai avrebbe cambiato la situazione in cui il consumo avviene in Oriente ma il prezzo viene fissato in Occidente, e che quando la Cina avesse ottenuto voce nel mercato internazionale dell’oro, il vero prezzo sarebbe stato finalmente rivelato.

Dodici anni fa. Detto pubblicamente, davanti a chi quel sistema lo controllava.

Ma nel 2026, quel piano si sta materializzando pezzo dopo pezzo e questa manovra del 24 luglio, ne costituirebbe una parte importante.

Shanghai + Hong Kong: l’architettura del cambiamentoCosa sta costruendo davvero la Cina?

Un sistema di clearing e settlement sull’oro alternativo a quello occidentale, in altre parole, un circuito parallelo dove, in teoria, non si può barare con la carta.

  • Shanghai è il cuore fisico: quando un’operazione si esegue lì, il metallo si muove davvero, non ci sono promesse cartacee, c’è consegna reale.
    Il problema è che la Cina ha controlli sui capitali che rendono difficile per gli stranieri operare direttamente lì.
  • Ed è qui che entra Hong Kong: la porta d’accesso per il resto del mondo, dove Shanghai fissa il prezzo reale e Hong Kong permette al mercato globale di negoziare su quel prezzo.

Il 26 gennaio 2026, Hong Kong ha formalizzato un accordo con la Shanghai Gold Exchange per lanciare proprio questo sistema centralizzato di clearing, ed

L’autorità aeroportuale di Hong Kong, che gestisce il principale deposito di metalli preziosi della città, prevede di portare la capacità di stoccaggio a oltre 1.000 tonnellate entro tre anni, aumentandola di circa sei volte rispetto oggi.

Intanto dalle 150 tonnellate attuali, stanno passando a 200 tonnellate e si stima che il target sarà presto di 2.000 tonnellate (per ora voci non ufficiali).

E sarai d’accordo con me che non si costruisce un caveau da 1.000 o 2.000 tonnellate per gestire pezzi di carta, lo si costruisce se l’intenzione è muovere oro reale, in quantità enormi.

La risposta americana nascosta nei libri contabiliQui arriviamo al capitolo che quasi nessuno racconta con chiarezza.

Gli Stati Uniti detengono ufficialmente circa 8.000 tonnellate d’oro, la riserva aurea dichiarata più grande al mondo.

Ma nei libri contabili del governo americano, quell’oro non è valutato al prezzo di mercato attuale.

È infatti fermo al valore fissato per legge nel 1973, cioè $42,22 all’oncia.

Da allora, non è mai stato aggiornato e il valore contabile ufficiale di quella riserva si ferma a circa 11 miliardi di dollari.

Ma con l’oro che oggi quota attorno ai 4.000-4.200 dollari all’oncia, al prezzo reale di mercato, quell’oro varrebbe oltre $1.000 miliardi.

Parliamo di un divario di quasi mille miliardi di dollari, nascosto da una regola contabile che risale all’epoca di Nixon.

Cosa potrebbe fare il governo americano con un semplice tratto di penna?

Rivalutare quell’oro al prezzo reale, senza stampare un dollaro in più, senza emettere nuovo debito, e “immettere” così nel bilancio del Tesoro quasi 1.000 miliardi di dollari istantaneamente.

D’altra parte c’è un prezzo da pagare, l’inflazione.

Rivalutare l’oro significherebbe riconoscere implicitamente un ruolo di copertura per il dollaro, ammettere la svalutazione del dollaro rispetto al metallo minando così la fiducia nella valuta fiat e innescando dinamiche inflazionistiche.

Inoltre, una mossa del genere avrebbe ripercussioni globali immediate, perché se gli USA aggiornassero i propri libri contabili, invierebbero un segnale a tutte le banche centrali mondiali per fare lo stesso, spostando ulteriormente l’equilibrio dalle riserve da titoli del tesoro verso l’oro fisico.

Mentre il Segretario al Tesoro Bessent che inizialmente aveva parlato “in generale” di possibili rivalutazioni, per ora ha negato piani diretti di rivalutazione dell’oro, la Federal Reserve ha pubblicato nell’agosto 2025 un documento di ricerca intitolato "Official Reserve Revaluations: International Experience", analizzando come altri governi hanno gestito simili operazioni.

Questo indica che l’idea è passata dalle teorie accademiche a seri circoli di discussione politica, anche se non è ancora entrata in un processo legislativo formale. La Federal Reserve sta studiando la fattibilità tecnica

C’è anche una proposta concreta, avanzata dall’economista Judy Shelton, per creare obbligazioni del Tesoro a lunghissima scadenza, parzialmente garantite dall’oro fisico.

Uno strumento che assomiglia moltissimo a quello che la Cina sta già costruendo per dare fiducia allo yuan, ma applicato al dollaro.

Le tempistiche di un’eventuale rivalutazione restano nel campo della speculazione, ma il fatto che se ne discuta apertamente al Tesoro e alla Fed non è affatto fantascienza e dovrebbe farci riflettere sulla direzione presa.

Cosa cambia per i nostri risparmiArriviamo ora alla parte che probabilmente ti interesserà di più: il tuo portafoglio.

Ci sono due scenari da tenere d’occhio, e non si escludono a vicenda.

  • Se la Cina riesce nel suo piano e Shanghai diventa davvero il punto di riferimento globale per il prezzo dell’oro fisico, mentre il sistema cartaceo occidentale perde progressivamente credibilità, la logica suggerisce che il prezzo dell’oro possa muoversi verso l’alto in modo significativo, semplicemente perché anni di carta gonfiata smetterebbero di comprimere artificialmente il prezzo reale.
    In questo scenario beneficiano l’oro fisico, le società minerarie, e lo yuan nelle transazioni internazionali. Soffre invece il ruolo del dollaro come riserva mondiale incontestata.
  • Se invece gli Stati Uniti rispondono con la rivalutazione delle proprie riserve auree e con strumenti come i gold-backed bonds, la mossa rafforzerebbe il dollaro nel brevissimo periodo, dandogli un’ancora concreta che non ha più dal 1971. Ma comporterebbe anche un’ammissione implicita: che il dollaro, da solo non sopravvive e ha bisogno di tornare ad appoggiarsi su qualcosa di tangibile. Un’arma a doppio taglio. Il bond potrebbe essere una via di mezzo accettabile.

In entrambi gli scenari, però, la direzione di fondo sembrerebbe la stessa:

il mondo sta lentamente uscendo da un sistema dove la moneta di riserva si sorregge solo sulla fiducia astratta, ed entrando in una fase dove gli asset reali — oro, riserve fisiche, collaterale tangibile — tornano a contare.

In tutto questo, gli analisti di Goldman Sachs prevedono acquisti medi di 60 tonnellate al mese da parte delle banche centrali nel corso del 2026, con un obiettivo di prezzo a 5.400 dollari l’oncia entro fine anno, segno che, nonostante la correzione recente, la tendenza di fondo resta orientata verso l’alto.

Prima di decidere quindi cosa fare con i tuoi risparmi, è cruciale capire cosa sta succedendo davvero. Perché chi agisce senza vedere il quadro completo, rischia di muoversi nel momento sbagliato.

E lo scopo di questo articolo era proprio quello di mostrarti cosa succede veramente là fuori.

Colgo l’occasione per ricordare che Investing PRO offre una visuale chiara, dati aggiornati e strumenti professionali per anticipare i cicli, non subirli.

Uno strumento che uso per fare le mie ricerche e analisi e che ti condivido, perché penso possa esserti utile (e costa meno di una pizza al mese).

Il codice sorgente che sta cambiando davanti a noi

Dodici anni dopo, la Cina sta costruendo esattamente quello che aveva annunciato:

  • i vault di Hong Kong crescono di dieci volte
  • le banche centrali continuano ad accumulare metallo fisico in silenzio
  • e persino gli Stati Uniti stanno valutando la mossa monetaria più audace dal 1971.

Il 24 luglio, lo spegnimento del trading retail sull’oro cartaceo cinese diventerà realtà concreta, non più solo un annuncio su carta.

Il codice sorgente del denaro sta cambiando, non in teoria, in pratica, sotto i nostri occhi, mentre la maggior parte delle persone continua a guardare i titoli sui tassi d’interesse.

E chi capisce queste dinamiche prima degli altri, come sempre, non reagisce: si prepara.

Ps. Se vuoi sapere come prepararsi a scenari di reset monetario come quello a cui potenzialmente stiamo andando incontro, ti suggerisco di dare una lettura a questo articolo qui: RESET Monetario: Dove mettere i SOLDI per non perdere tutto

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