Microsoft vola +26%, per Goldman è la migliore: L’IA l’ha scelta già da un mese

La stagione delle trimestrali delle "Magnificent Seven" continua a regalare forti emozioni e spunti di riflessione cruciali per gli investitori. Nella recente sessione, due dei colossi tecnologici più importanti al mondo hanno pubblicato i rispettivi bilanci, scatenando reazioni diametralmente opposte da parte di Wall Street. Da un lato Meta Platforms, penalizzata pesantemente nonostante fatturati record, dall’altro Microsoft, premiata dal mercato grazie a una crescita solida e a segnali tangibili di monetizzazione dell’intelligenza artificiale.
Meta Platforms: Fatturato record, ma i costi per l’IA spaventano gli investitori
Meta ha archiviato un trimestre eccezionale dal punto di vista dei ricavi totali, toccando quota 60,8 miliardi di dollari e segnando l’ennesimo record storico per la società guidata da Mark Zuckerberg. La forza trainante rimane l’ecosistema social: le applicazioni del gruppo (Instagram, Facebook, WhatsApp e Threads) hanno raggiunto la cifra sbalorditiva di 3,6 miliardi di utenti attivi giornalieri, confermando che circa metà della popolazione mondiale utilizza quotidianamente almeno una piattaforma dell’universo Meta.
La forza del business pubblicitario e i margini
Il core business pubblicitario gode di ottima salute. Il prezzo medio per annuncio è cresciuto del 12% su base annua, dimostrando che gli inserzionisti continuano a investire con convinzione sui canali social dell’azienda. I margini di profitto si confermano su livelli impressionanti, con un margine lordo intorno all’82% e un margine netto stabile nei pressi del 33%.
La nota dolente: Capex e Free Cash Flow
Nonostante i fondamentali solidi, i mercati hanno punito severamente il titolo con un calo marcato nell’after-hours (intorno al 9%). Il motivo principale risiede nelle spese in conto capitale (Capex): Meta ha registrato spese miliardarie in un singolo trimestre (portando la spesa complessiva della prima metà dell’anno a cifre record di 50 mld), destinate massicciamente allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, dei data center e alla creazione di chip proprietari.
Questa corsa agli investimenti ha fatto contrarre drasticamente il free cash flow rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Gli investitori lamentano la mancanza di una visibilità chiara sui tempi di ritorno di questi ingenti capitali, creando un clima di incertezza temporanea.
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Attraverso piattaforme di analisi avanzata come Investing Pro, emerge che il titolo mantiene un giudizio di potenziale rialzo sul fair value, ma sconta un PEG ratio superiore a 1, indicando una valutazione relativamente cara se rapportata alla crescita degli utili a breve termine.
Graficamente, il titolo si trova a testare importanti trendline dinamiche di supporto: una tenuta di questi livelli potrebbe offrire interessanti spunti di rimbalzo, mentre una rottura decisa potrebbe aprire la strada a una fase di ulteriore debolezza.
Microsoft: L’intelligenza artificiale guida la riscossa e conquista Wall Street
Scenario completamente ribaltato per Microsoft, che ha festeggiato in borsa con un rally superiore al 9% nell’after-hours, riscattando un periodo di performance sottotono rispetto alle altre grandi tecnologiche.
Crescita dei ricavi e tenuta degli utili
I ricavi totali hanno raggiunto quota 90 miliardi di dollari, registrando un incremento del 18% rispetto all’anno precedente.La vera sorpresa positiva per gli analisti, tuttavia, riguarda l’utile netto: a differenza di quanto visto per altri competitor, i profitti di Microsoft non sono in contrazione ma crescono del 31% anno su anno, dimostrando che l’azienda riesce a sostenere imponenti spese in conto capitale senza compromettere la redditività.
Il trionfo del Cloud e di Copilot
Il motore principale di questa crescita è il segmento cloud (Azure), che ha registrato un balzo notevole raggiungendo i 39 miliardi di dollari di fatturato. Questa divisione, oltre a essere la più dinamica, vanta margini di profitto elevati ed è alimentata dalla forte domanda legata all’intelligenza artificiale.
Un segnale chiave della monetizzazione dell’AI è arrivato da Copilot, l’assistente IA integrato nei servizi Microsoft, che ha superato i 30 milioni di utenti paganti. A rafforzare la visibilità sul futuro contribuisce l’RPO (Remaining Performance Obligation), ovvero il portafoglio di contratti futuri già firmati con le aziende, schizzato a quota 678 miliardi di dollari (+84%). L’unico segmento in lieve contrazione (-4%) è stato quello del personal computing (Xbox e vendite PC), un comparto marginale che non ha scalfito l’entusiasmo degli azionisti.
Prospettive e valutazioni di mercato
Anche per Microsoft i Capex si mantengono su livelli elevati (circa 41 miliardi nel trimestre), ma la capacità di convertire subito questi investimenti in ricavi tangibili ha rassicurato Wall Street. Le grandi banche d’affari, come Goldman Sachs, hanno rivisto al rialzo i target price (fino a $640 per azione), evidenziando una divergenza favorevole tra la discesa recente del prezzo azionario e la crescita costante degli utili trimestrali.
A livello grafico, l’area di prezzo di 350 dollari per azione, sembra aver fatto da supporto e zona di accumulo, mentre a livello tecnico nelle ultime si è creata una divergenza potenzialmente rialzista tra l’indicatore RSI e il prezzo delle azioni.
Considerazioni finali:
Il confronto tra le trimestrali di Meta e Microsoft evidenzia un bivio strategico comune a tutte le Big Tech: la corsa all’intelligenza artificiale richiede investimenti colossali in infrastrutture e data center.

  • Meta sta accumulando ingenti spese senza offrire ancora una chiara tabella di marcia sulla monetizzazione diretta di queste tecnologie, scatenando la prudenza del mercato.
  • Microsoft dimostra invece di saper già estrarre valore commerciale immediato dai propri strumenti IA, giustificando i costi agli occhi degli azionisti.


Per gli investitori, queste fasi di volatilità offrono l’occasione di valutare la solidità dei propri portafogli, distinguendo tra il rumore di breve termine e la sostenibilità strutturale dei modelli di business sottostanti.
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