Microsoft vola +26%, per Goldman è la migliore: L’IA l’ha scelta già da un mese
Ci sono analisi che scrivi per documentare quello che hai fatto. E ci sono analisi che scrivi perché credi che chi ti legge meriti di capire il ragionamento prima che il treno sia già partito. Questa è la seconda.
Sto costruendo le mie posizioni nel settore software dalla metà di aprile. Lo dico perché la trasparenza, in questo lavoro, è l’unica moneta che ha valore duraturo.
Chi mi segue sa che la prima mossa è stata su Microsoft, analisi già pubblicata e disponibile qui, con tutti i ragionamenti a supporto.
Oggi voglio completare il quadro: i quattro titoli che ho aggiunto successivamente, la logica dietro ogni singola scelta, e soprattutto il framework con cui gestisco queste posizioni all’interno di un portafoglio strutturato.
Un Bull Market che cambia pelle
Partiamo da un dato che tengo sempre sul tavolo quando i mercati fanno rumore.
Questo bull market è cominciato nell’ottobre del 2022. Da allora l’S&P 500 ha più che raddoppiato il suo valore. Tre anni e mezzo di salita, con ogni motivo possibile per stare fermi: inflazione al massimo da cinquant’anni, crisi bancarie regionali negli Stati Uniti, conflitti geopolitici su più fronti, dazi, tariffe, un ciclo di rialzo dei tassi tra i più aggressivi della storia moderna.
Niente di tutto questo ha fermato il mercato.
C’è una legge non scritta che i mercati ci insegnano, i bull market riesco a scalare un muro di preoccupazioni. Non salgono in linea retta. Non salgono quando tutti sono ottimisti. Salgono esattamente quando il rumore è più forte, perché è in quel momento che il denaro intelligente si posiziona, prima che la storia diventi ovvia.
E la domanda che un investitore dovrebbe farsi oggi non è "il mercato salirà ancora?". Quella è la domanda sbagliata.
La domanda giusta, l’unica che produce alpha, è molto più precisa: dove si sposta il denaro adesso?
Il Software sta soffrendo perchè l’IA funziona troppo bene
Per capire l’opportunità, bisogna prima capire la pressione. E la pressione sul software non è stata casuale, non è stata il risultato di un panico irrazionale.
È stata una valutazione lucida, e per certi versi corretta, da parte del mercato.
La narrativa si può sintetizzare in una domanda che gli investitori si sono posti con crescente urgenza nell’ultimo anno: se un agente AI può fare quello che fa un software tradizionale, in autonomia, in tempo reale, su misura, chi compra ancora le licenze?
Il modello di business tradizionale del software, licenze, abbonamenti, seat-based pricing, è sotto attacco strutturale.
Ma c’è un punto sottile che il mercato inizialmente ha mancato: il software non ha sofferto perché l’AI ha fallito. Ha sofferto perché l’AI sta funzionando troppo bene.
Ed è qui che nasce l’ironia. Perché le stesse aziende software che il mercato stava punendo stavano, contemporaneamente, diventando i principali canali di distribuzione di quella AI.
Non le vittime della disruption. I vettori della disruption stessa.
Quando il mercato prezza una pressione reale e poi eccede nel punirla, nasce un’anomalia. E le anomalie, per definizione, si chiudono.
La mia lettura
Da aprile mi sono trovato proprio davanti a questa anomala.
Il resto del portafoglio era posizionato in modo aggressivo per il rimbalzo. Ma il settore software era ancora lì, fermo, come se la festa non lo riguardasse.
Ho identificato 2 segnali convergenti che mi hanno convinto ad agire.
IGV e la base di inversione tecnica. L’iShares Expanded Tech-Software ETF stava completando una base di inversione a breve termine su una zona di supporto che in passato aveva sempre funzionato come pavimento prima di un rimbalzo significativo. Non è un segnale in isolamento. Ma nel contesto della tesi fondamentale già costruita, era la conferma che cercavo. Il mercato stava esaurendo la pressione di vendita proprio sulle valutazioni più compresse degli ultimi anni.
La divergenza record Software vs Semiconduttori. Il rapporto tra software e semiconduttori si trovava più distante dalla sua media mobile a 200 giorni di quanto non lo fosse mai stato in tutta la storia registrata. I semiconduttori hanno corso forte, lungo, per ragioni fondamentali reali e il mercato le ha prezzate con precisione. Ma i cicli hanno una logica interna. Quando l’infrastruttura matura, i flussi si spostano. Non perché i semiconduttori debbano scendere ma perché il capitale non resta mai fermo. Cerca sempre il prossimo capitolo della storia.
Che % ha la mia esposizione software oggi nel mio portafoglio
Prima di entrare sui singoli titoli, voglio essere preciso sulla struttura con cui gestisco queste posizioni. Perché la dimensione del rischio è importante tanto quanto l’idea stessa.
Il mio portafoglio è organizzato su due livelli:
60% Core, esposizione strutturale, semi-passiva, orientata al lungo periodo.
40% Satellite (Attiva), esposizione tattica, concentrata su tesi specifiche con orizzonte da 6 a 24 mesi. È qui che si costruisce l’alpha. È qui che si paga per la ricerca, per il lavoro, le rotazioni prima che diventino consenso.
Di quel 40%, il 10% è attualmente allocato al settore software, distribuito su cinque nomi: Microsoft, ServiceNow, Intuit, Salesforce e SAP.
Questo vuol dire che il software rappresenta il 4% del portafoglio totale. Una dimensione che bilancia la convinzione sulla tesi con la consapevolezza che siamo in una fase di transizione strutturale, dove la volatilità è ancora parte della storia. Non è una scommessa. È una posizione dimensionata con precisione rispetto al profilo di rischio complessivo, con entrate definite, uno o più target di uscita e, criticamente, un livello di stop che invalida la tesi. Perché non c’è gestione del rischio senza la disciplina di riconoscere quando si sbaglia.
La mia tesi dietro ogni scelta
1. SERVICENOWServiceNow è il titolo che mi convince di più sul piano della difendibilità della posizione competitiva. Non è una questione di hype sull’AI. È una questione di dati operativi e di struttura del business.
Il giudizio BUONO indica un’azienda sana, ma non a prezzo di saldo. È importante dirlo con chiarezza. I multipli restano elevati anche dopo un calo del 54%. Qui si paga per la qualità e la crescita futura, non per uno sconto da bilancio.
EPS previsto per il 2026: $4,18, con crescita attesa del +150,5% , uno dei profili di accelerazione degli utili più elevati dell’intero settore software.
Il dato che colpisce è la distanza tra prezzo e fair value: oltre 40 punti percentuali di gap, in un’azienda che ha superato un miliardo di transazioni sull’AWS Marketplace, un numero che non descrive solo la scala, ma la profondità dell’integrazione con l’ecosistema cloud enterprise. Quando un software raggiunge quella penetrazione, il costo di sostituzione per il cliente diventa proibitivo. Non si cambia ServiceNow in un weekend.
- Lanciato Otto, l’assistente AI dedicato ai flussi di lavoro aziendali.
- Espanso gli AI Specialist in IT, CRM e sicurezza.
- Lanciato una base dati proprietaria per l’AI autonoma in ambito enterprise.
- Stretto partnership con Accenture per l’implementazione AI e con Experian per l’integrazione nei workflow finanziari.
- Raggiunto 1 miliardo di transazioni sull’AWS Marketplace.
È un’azienda che non aspetta che l’AI arrivi ma la sta costruendo dentro ogni processo che gestisce.
Truist ha confermato il rating Buy dopo la conferenza utenti. Bernstein ha alzato il target con una view orientata al 2030. Il debito emesso in cinque tranche segnala la capacità di finanziarsi a condizioni favorevoli e la visione di lungo periodo del management.
Il piano operativo
Stop loss a $79,90 sotto il minimo annuale, zona di supporto strutturale. Una chiusura daily sotto questo livello invalida la tesi e richiede uscita totale senza esitazione.
Il terzo ingresso (che ancora non ho fatto) si attiva solo su chiusura daily confermata sopra il livello, con volume superiore alla media, non su apertura. La conferma del momentum è parte del piano.
Il segnale che invalida la tesi: una decelerazione materiale nella crescita degli RPO (remaining performance obligations) che indichi che i clienti enterprise stanno rinviando le firme. Questo è il KPI più importante da monitorare trimestre su trimestre.
Intuit è il titolo che il mercato ha punito di più su narrative che, a mio avviso, sopravvalutano il rischio di sostituzione a breve termine in modo significativo.
Il dato più rilevante è il P/E Forward a 16,9x per un’azienda con un profilo di crescita degli utili che il mercato continua a sottostimare. Non è un titolo cheap su base assoluta, ma è notevolmente economico rispetto alla propria storia e alla qualità del business sottostante.
Un Piotroski Score di 9 su 9 è raro. Significa solidità contabile, qualità degli utili e resilienza patrimoniale ai massimi livelli. Questo non è un’azienda che sta navigando su riserve, è un’azienda che genera valore reale e misurabile.
Strong Buy su 32 analisti: Barclays ($785), KeyBanc ($825), BMO ($870), RBC ($850), Piper Sandler ($825), HSBC ($699). La maggioranza degli analisti vede Intuit a livelli che oggi sembrano lontani ma che storicamente il titolo ha già raggiunto e superato.
L’argomentazione bearish è semplice
L’AI generativa potrebbe sostituire TurboTax. Un modello potrebbe fare le tasse al posto di un software strutturato.
È una tesi che ha senso in astratto. E che il mercato ha già prezzato con un -40,9% in dodici mesi.
Quello che il mercato tende a sottovalutare è il costo psicologico e regolatorio di affidarsi a un modello AI non certificato per dichiarazioni fiscali con conseguenze legali reali. Non si programma a intuito un sostituto AI per software mission-critical come ha detto esplicitamente un analista del settore. Il confine tra automazione utile e responsabilità certificata è ancora molto spesso.
E c’è un altro segnale importante che va letto in modo opposto alla narrativa dominante: Anthropic ha annunciato l’integrazione di Claude per le piccole imprese dentro il software Intuit. I grandi modelli AI non stanno sostituendo Intuit, si stanno integrando dentro. È la differenza tra un concorrente e un amplificatore di valore.
Sul fronte operativo, la Enterprise Suite è stata aggiornata con automazione multi-entità basata sull’AI, un prodotto per le PMI in crescita che vogliono ordine nella complessità organizzativa senza passare ai sistemi ERP enterprise. È un mercato enorme, spesso ignorato dai grandi player.
Il piano operativo
Stop loss a $342,00 appena sotto il minimo a 52 settimane ($342,11). Una chiusura sotto questo livello indica un deterioramento strutturale che va oltre la volatilità normale.
Nota operativa critica: i nuovi ingressi (#3 e #4 che ancora non ho fatto) si attivano solo su correzione verso quei livelli. Nessun nuovo ingresso al rialzo sopra $410.
Il segnale che invalida la tesi: perdita materiale di quota di mercato in TurboTax durante la stagione fiscale o evidenza di rallentamento significativo nell’adozione di QuickBooks Enterprise nei prossimi due report trimestrali.
Salesforce è il titolo più controverso tra quelli che ho scelto. Ed è probabilmente quello con il maggior potenziale di rialzo relativo, proprio perché la controversia è più alta.
Il dato di partenza è brutale e va detto chiaramente: il titolo si trovava oltre il 50% sotto i massimi storici, diventando il componente più sottovalutato del Dow Jones su base price-to-sales forward. Cinquanta per cento. Un’azienda con oltre 36 miliardi di dollari di fatturato annuo, leadership strutturale nel CRM enterprise, e un ecosistema di partner e integrazioni che impiega anni a costruire.
Il cash flow è il punto di attenzione principale. Margini lordi elevati e buyback aggressivo supportano la tesi rialzista — ma la liquidità a breve termine richiede monitoraggio. Non è un segnale di allarme, ma è un numero che va tenuto sul tavolo.
Il mercato lo sta guardando vicino ai minimi annuali. Storicamente, per Salesforce, queste zone hanno spesso anticipato rimbalzi significativi nei cicli di crescita. Non è una garanzia — ma è un pattern che il mercato riconosce.
Raccomandazione media: 1,59 (Strong Buy) su 51 analisti. Con ProTips positivi su buyback e margini lordi elevati.
Agentforce
Il mercato ha punito Salesforce per un primo trimestre difficile, guidance prudente, tono cauto del management, segnali di rallentamento nelle nuove firme. Citi ha tagliato il target. Il sentiment era ai minimi.
Ho guardato oltre il trimestre. E quello che ho visto è Agentforce: il framework di agenti AI che Salesforce sta costruendo sopra il suo CRM. Non è un prodotto marginale. È la reimpostazione dell’intera piattaforma su un modello dove gli agenti operano autonomamente nei processi di vendita, customer service e marketing — non come assistenti, ma come esecutori autonomi.
L’integrazione con Google Cloud per gli agenti AI è già operativa. La partnership con Ribbon per i contact center AI è un esempio concreto dei verticali che il modello può penetrare. L’aggiornamento della struttura di reporting dei ricavi per il 2027 suggerisce che il management sta già pensando a un modello di monetizzazione diverso, più basato sull’outcome che sul seat.
Barclays lo ha recentemente incluso tra i migliori titoli AI software da acquistare. Il sondaggio di TD Cowen sull’adozione dell’AI generativa è risultato positivo proprio per i player enterprise come Salesforce.
Il piano operativo
Stop loss a $158,00 sotto il minimo a 52 settimane ($163,52). La rottura di questo livello segnalerebbe un breakdown strutturale che invalida qualsiasi tesi di rimbalzo.
Alert di attenzione: una chiusura daily sotto $163,50 è segnale di accelerazione ribassista potenziale. Non necessariamente stop ma momento di rivalutare la tesi con dati freschi.
Il segnale che invalida la tesi: adozione di Agentforce materialmente inferiore alle aspettative nei prossimi due report trimestrali, con impatto sulla guidance annuale. I dati di rinnovo contrattuale e la crescita dei nuovi clienti sull’AI layer sono i KPI da monitorare ogni 90 giorni.
SAP è l’unica posizione in euro del blocco software, una scelta deliberata di diversificazione geografica e valutaria in un portafoglio altrimenti molto esposto al dollaro.
Il dato sulla crescita EPS è quello che più conta: +129,2% non è un numero marginale. È un segnale che la trasformazione cloud e AI sta iniziando a produrre effetti concreti sui profitti, non solo sui ricavi. E con un P/E ancora basso rispetto alla crescita attesa, c’è un caso di re-rating significativo da costruire.
Dividendo: in crescita da 3 anni consecutivi, con 35 anni di pagamenti ininterrotti. Non è solo un’azienda di crescita, ha una base di qualità difensiva che la distingue dagli altri nomi del blocco.
La redditività a 3,89 è il numero che conta. SAP non è un’azienda che sta scommettendo sul futuro sacrificando il presente genera utili reali, li fa crescere, e li distribuisce agli azionisti. Il cash flow più debole è una nota da monitorare, ma non un segnale di allarme strutturale.
Raccomandazione media: 1,41 (Strong Buy) su 26 analisti. Con 5 revisioni al rialzo sugli utili nelle ultime settimane, segnale positivo che la narrativa sta girando.
Qualcosa che l’IA non può replicare?
Il caso d’uso di SAP è diverso dagli altri quattro nomi. SAP non è un’azienda di workflow automation o CRM. È il sistema nervoso digitale di migliaia di aziende enterprise globali, il software che gestisce ERP, supply chain, HR, finance. Un sistema che non si sostituisce in anni, tantomeno in trimestri.
L’evento SAP Sapphire di maggio ha confermato una direzione strategica precisa: la piattaforma enterprise autonoma con agenti AI al centro. L’acquisizione di Prior Labs per la tecnologia AI tabulare e di Dremio per il data lakehouse è la costruzione pezzo per pezzo di un layer AI che si poggia sopra decenni di dati strutturati dei clienti enterprise.
È esattamente il tipo di moat che i nuovi entranti AI non possono replicare: non basta il modello, servono i dati. E i dati di SAP sono profondi, strutturati, critici per le decisioni aziendali — e appartengono a un ecosistema di relazioni enterprise che ha richiesto trent’anni per costruirsi.
La mossa di portare strumenti AI anche ai clienti on-premise, non solo cloud, è politicamente intelligente: mantiene il rapporto con una base installata enorme che non ha ancora migrato e che rappresenta potenziale upside per anni.
BMO ha confermato il rating Outperform dopo Sapphire. TD Cowen ha tagliato il target per pressioni sulla valutazione, segnale che il mercato è attento ai multipli, ma la view strutturale rimane costruttiva. Oppenheimer mantiene Perform, più cauto, citando la necessità di vedere i risultati dell’adozione AI tradursi in metriche concrete.
Il piano operativo
Stop loss a €128,00 sotto i minimi a due anni, zona di invalidazione strutturale per qualsiasi tesi di medio termine.
Logica dell’ingresso #3 a €155: si attiva solo su recupero post-breakout confermato, non su anticipazione.
Nota sulla gestione dopo i target: se SAP supera con forza €170, alzare lo stop in profitto verso €147 (prezzo di carico originale) per eliminare il rischio sulla posizione residua.
Il segnale che invalida la tesi: rallentamento significativo nelle conversioni cloud o mancata monetizzazione dei prodotti AI nei prossimi tre trimestri. Il tasso di migrazione cloud della base installata on-premise è il KPI più critico da monitorare.
I rischi da non ignorare
Qualsiasi analisi costruttiva che non affronta i rischi è incompleta. E i rischi qui sono reali, non teorici.
- La disruption potrebbe essere più rapida del previsto. Se i modelli AI generalisti migliorano abbastanza da sostituire funzioni core del software enterprise in modo affidabile e certificabile, l’intero settore si trova sotto pressione strutturale prolungata. È un rischio di coda, ma è un rischio che chi investe in questo settore deve tenere presente ogni giorno.
- I multipli restano elevati su quasi tutti i nomi. ServiceNow a 91,8x P/E non è un titolo a sconto su base assoluta. SAP con EPS in crescita del 129% suggerisce un re-rating possibile ma deve concretizzarsi. Il margine di sicurezza è dato dalla crescita prospettica, non dalla compressione dei multipli. Se la crescita decelera, la valutazione diventa un problema.
- Il macro può tornare a dominare. Un rallentamento economico severo, un errore della Fed, una escalation geopolitica significativa in uno scenario risk-off generalizzato, anche i migliori titoli scendono. La disciplina sugli stop non previene le perdite — le limita a livelli predefiniti e accettabili.
- Il sentiment può deteriorarsi prima che i fondamentali lo giustifichino. Nuovi annunci di modelli AI disruptive, nuovi trimestri con guidance cauta, nuovi articoli sulla morte del software enterprise — ognuno di questi eventi può creare volatilità nel breve. Le posizioni sono dimensionate per resistere a quella volatilità senza forzare una liquidazione anticipata.
La risposta a tutti questi rischi è identica: stop loss ben calibrati, posizioni dimensionate correttamente, e la disciplina di non confondere la volatilità con l’invalidazione della tesi.
Conclusione
Ho costruito le mie posizioni ad aprile su Microsoft, poi ho ampliato su ServiceNow, Intuit, Salesforce e SAP.
Non perché avevo la sfera di cristallo. Perché i dati tecnici, fondamentali, di posizionamento puntavano tutti nella stessa direzione.
Il 10% del satellite allocato al software, il 4% del portafoglio totale, non è una scommessa sul futuro dell’AI.
È una tesi strutturata su un’anomalia di mercato che si sta chiudendo, con posizioni dimensionate, livelli di stop definiti e orizzonti temporali chiari.
Il mercato raramente aspetta che la storia sia ovvia per muoversi. Di solito, quando la storia è ovvia, il treno è già partito.
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Disclaimer: Questa analisi è redatta a scopo puramente informativo e non costituisce in alcun modo un consiglio di investimento personalizzato. Investire nei mercati finanziari comporta rischi, inclusa la possibile perdita del capitale. Chi legge è responsabile delle proprie decisioni finanziarie.
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