Microsoft vola +26%, per Goldman è la migliore: L’IA l’ha scelta già da un mese

L’Euro Stoxx 50 scambia in territorio negativo. Deboli anche i futures sull’S&P 500 (-0,2%) e quelli sul Nasdaq 100 (-0,6%). I mercati si avvicinano alla decisione della Federal Reserve in un contesto caratterizzato da forte volatilità, con gli investitori alle prese sia con le oscillazioni del petrolio sia con la persistente debolezza del comparto dei semiconduttori.

Il clima è peggiorato durante la notte dopo che gli Stati Uniti hanno dichiarato di aver intercettato un attacco iraniano contro proprie basi in Medio Oriente, interrompendo la fase di relativa tregua che aveva favorito il calo del Brent da oltre 100 dollari al barile della scorsa settimana fino agli 84 dollari della chiusura di ieri, dopo una flessione complessiva del -16,5% nelle tre sedute precedenti, la più marcata dall’aprile 2020. L’emittente iraniana IRIB News ha riferito che il lancio dei missili rappresenta una risposta alle `azioni aggressive` degli Stati Uniti. L’episodio arriva dopo che le forze statunitensi e quelle saudite hanno colpito milizie sostenute dall’Iran in Iraq in risposta ai recenti attacchi con droni. La stessa IRIB News ha inoltre riferito che i Guardiani della Rivoluzione hanno preso di mira tre petroliere nello Stretto di Hormuz, accusandole di navigare lungo una rotta ritenuta non sicura e illegale. Il riaccendersi delle tensioni alimenta il rischio di un ritorno a un conflitto su larga scala.

Questo scenario rende particolarmente incerta la riunione odierna del Federal Open Market Committee, una delle più difficili da interpretare degli ultimi anni. Alla chiusura della seduta precedente il mercato attribuiva una probabilità del 32% a un rialzo dei tassi già oggi, il livello di incertezza più elevato dalla riunione del dicembre 2018, quando il rialzo finale di 25 punti base era scontato con una probabilità di circa il 65% alla vigilia. Nelle ultime settimane le aspettative hanno registrato forti oscillazioni, passando da un minimo del 10% dopo il dato sull’inflazione statunitense di giugno fino al 38% raggiunto lunedì. L’atteggiamento del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh, che ha evitato di fornire indicazioni di politica monetaria, ha modificato il quadro rispetto agli anni precedenti, quando le aspettative del mercato erano guidate dalle dichiarazioni dei funzionari della banca centrale o dalle indiscrezioni diffuse attraverso la stampa.

Gli economisti ritengono più probabile una conferma degli attuali livelli dei tassi

Prima del peggioramento registrato nella notte, l’attenzione degli investitori era concentrata sulla flessione del petrolio favorita dai segnali più incoraggianti provenienti dai negoziati con l’Iran. In un’intervista a Fox News, Donald Trump aveva dichiarato che gli Stati Uniti si trovano in una posizione di forza e che l’Iran avrebbe sostanzialmente accettato di rinunciare alle armi nucleari, pur dovendo ancora formalizzare tale impegno. Il mercato aveva accolto positivamente anche le notizie relative al proseguimento dei colloqui tra Iran e Oman sul controllo dello Stretto di Hormuz.

Il calo del petrolio ha favorito il recupero dell’azionario statunitense. Lo S&P 500 ha terminato la giornata con un progresso del +0,2%, mentre la versione Equal Weight dell’indice è salita del +1,1%, registrando la migliore seduta da oltre un mese e aggiornando i massimi storici grazie a una rotazione degli acquisti verso i comparti non tecnologici e i settori difensivi. Il movimento è stato parzialmente frenato dalle nuove vendite sui produttori di semiconduttori. L’indice Philadelphia Semiconductor ha perso il -4,5%, portando il ribasso complessivo al -24,6% rispetto al massimo del 22 giugno, pur mantenendo un progresso del +55,8% da inizio anno. Il Nasdaq 100 ha ceduto il -1%, avvicinandosi alla soglia della correzione tecnica. Tra i principali titoli tecnologici, Apple ha guadagnato il +0,9%, superando per la prima volta durante la seduta una capitalizzazione di mercato di 5.000 miliardi di dollari, prima di chiudere a 4.995 miliardi. La società pubblicherà i risultati domani insieme ad Amazon, mentre Microsoft e Meta diffonderanno i rispettivi conti questa sera dopo la chiusura di Wall Street. Anche le Borse europee hanno archiviato la seduta in rialzo. Lo Stoxx 600 ha guadagnato il +0,4%, il Cac 40 il +0,6%, il Ftse 100 il +0,8% e il Dax il +0,4%.

L’aumento delle quotazioni del petrolio, unito alla nuova ondata di vendite sui titoli dei semiconduttori, pesa sull’andamento delle Borse asiatiche. Il Kospi cede il -8,7%, dopo avere perso il -11% nella seduta precedente, con l’attivazione per il secondo giorno consecutivo dei meccanismi di sospensione automatica delle contrattazioni. Il mercato sudcoreano continua a rivedere le valutazioni legate al tema dell’intelligenza artificiale, movimento accentuato dai risultati di SK Hynix, che lascia sul terreno il -16,5% nonostante un incremento del +557% degli utili trimestrali, giudicato insufficiente rispetto alle elevate aspettative degli investitori. Samsung Electronics perde il -11% alla vigilia della pubblicazione dei conti. In Giappone il Nikkei arretra del -2,3%, mentre in Cina il CSI 300 scende del -0,2% e lo Shanghai Composite del -0,5%. In controtendenza l’Hang Seng sale del +1,3%, mentre l’S&P/ASX 200 avanza del +1,1%

In Australia l’indice dei prezzi al consumo è aumentato del +0,6% nel secondo trimestre rispetto ai tre mesi precedenti, meno del +0,7% previsto e in rallentamento rispetto al +1,4% del primo trimestre, grazie soprattutto alla riduzione dei prezzi dei carburanti. Su base annua l’inflazione è scesa dal +4,0% al +3,8%, mentre l’inflazione core è salita dal +3,5% al +3,6%, rimanendo comunque inferiore al consenso del +3,7%. Il mercato ha ridotto al 2% la probabilità di un rialzo dei tassi nella prossima riunione della Reserve Bank of Australia, rispetto al 18% stimato in precedenza.

Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,90%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 79 punti base. Nel corso del mese il differenziale tra Italia e Germania ha evidenziato una volatilità contenuta, nonostante le forti incertezze legate allo scenario geopolitico e allo shock energetico, oscillando in un intervallo compreso tra 73 e 85 punti base.

Gli investitori dovrebbero mantenere un atteggiamento prudente anche nella seduta odierna, così come avvenuto ieri, in attesa delle decisioni del Federal Open Market Committee previste per questa sera e, soprattutto, delle dichiarazioni del nuovo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh.

Dopo avere collocato ieri l’importo massimo di 5,5 miliardi di euro tra BTP Short e BTP indicizzati all’inflazione dell’area euro, il Tesoro torna oggi sul mercato con un’asta di BOT semestrali per un ammontare massimo di 7,5 miliardi di euro. Il calendario delle emissioni si concluderà domani con la riapertura di quattro titoli a medio-lungo termine per un importo massimo complessivo di 8 miliardi di euro.

Come già avvenuto nell’asta dei titoli a medio-lungo termine di giugno, il MEF ha scelto di proporre due BTP nel comparto decennale, l’attuale benchmark e il precedente titolo di riferimento. Secondo UniCredit, questa strategia consente di distribuire in modo più graduale l’offerta mantenendo al tempo stesso volumi significativi sulla scadenza decennale. Gli analisti della banca ritengono inoltre che questa sarà l’ultima riapertura del BTP con scadenza luglio 2036, il cui ammontare complessivo in circolazione supererà i 20 miliardi di euro.

Con il collocamento previsto domani, l’Italia avrà emesso dall’inizio dell’anno circa 245 miliardi di euro di titoli a medio-lungo termine, pari a circa il 67% del programma di finanziamento previsto per il 2026.

Il Tesoro ha inoltre comunicato che non si svolgeranno né l’asta dei BTP prevista a metà agosto né quella di fine mese dedicata ai titoli indicizzati all’inflazione dell’area euro. La decisione riflette l’avanzato stato di attuazione del programma di emissioni ed è in linea con le aspettative del mercato e con quanto avvenuto negli ultimi anni.

Il petrolio torna a salire con decisione dopo la ripresa dei combattimenti in Medio Oriente, che alimenta i timori di nuove interruzioni dei flussi energetici e riduce le prospettive di una soluzione diplomatica al conflitto in corso da diversi mesi.

Il Brent guadagna il +3,8% portandosi sopra gli 87 dollari al barile, recuperando parte della flessione del -16% accumulata nelle tre sedute precedenti, la più marcata dal 2020. Dall’inizio di luglio il benchmark ha oscillato all’interno di un intervallo di quasi 32 dollari.

Secondo quanto riferito dall’emittente statale iraniana IRIB News, che cita un comunicato dei Guardiani della Rivoluzione Islamica, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha colpito con missili balistici una base aerea statunitense e un centro di comando in Giordania. Lo stesso comunicato sostiene inoltre che siano state colpite e fermate tre petroliere, senza precisare dove siano avvenuti gli episodi.

Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato di avere intercettato un attacco a sorpresa sferrato dall’Iran contro le truppe americane, senza fornire ulteriori dettagli. Centcom ha inoltre reso noto che le forze armate statunitensi e l’Arabia Saudita hanno condotto attacchi contro terroristi sostenuti dall’Iran in Iraq, dopo che questi erano stati incaricati dai Guardiani della Rivoluzione di colpire le forze statunitensi e le infrastrutture energetiche saudite.

Riad ha confermato l’operazione congiunta con gli Stati Uniti, spiegando, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statale, che gli attacchi sono stati effettuati nell’ambito del diritto all’autodifesa.

Le quotazioni del greggio hanno registrato forti oscillazioni nel corso del mese. In una prima fase erano balzate con la riaccensione delle ostilità tra Stati Uniti e Iran e con l’estensione del conflitto al Mar Rosso, dove gli Houthi sostenuti da Teheran avevano minacciato il blocco dei porti sauditi. Successivamente i prezzi hanno restituito parte dei guadagni. Gli investitori continuano a seguire gli sviluppi diplomatici per una possibile conclusione della guerra e le indicazioni sull’operatività dei principali snodi del commercio marittimo, che continuano a risentire delle tensioni.

Gli analisti di RBC Capital Markets affermano di restare fortemente scettici sulla possibilità di un imminente progresso diplomatico in grado di risolvere lo stallo sul programma nucleare iraniano che ha dato origine al conflitto. Secondo gli esperti, la persistente minaccia rappresentata da missili, mine, droni e dai pedaggi imposti da Teheran continuerà a mantenere una parte significativa del mercato del trasporto marittimo lontana dall’area.

Per quanto riguarda lo Stretto di Hormuz, l’Iran ha comunicato all’Oman che la proposta di una gestione condivisa della rotta strategica, con il 50% del controllo affidato a Teheran e il restante 50% a Mascate, non risponde alle esigenze della Repubblica Islamica. Il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha dichiarato alla televisione di Stato che il corridoio di ingresso dovrebbe essere interamente sotto il controllo iraniano, insieme a una parte della corsia di uscita.

I dati di Kpler mostrano che il traffico visibile attraverso lo Stretto di Hormuz, passaggio fondamentale tra il Golfo Persico e i mercati internazionali, resta limitato. Nella giornata di martedì

A Washington il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha incontrato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu nel tentativo di evitare una nuova escalation dei bombardamenti. Al termine del colloquio, Netanyahu ha dichiarato a Fox News di essere scettico sulla possibilità di raggiungere un accordo. Israele aveva avviato il conflitto insieme agli Stati Uniti nel mese di febbraio con l’obiettivo di limitare il programma nucleare iraniano.

Un ulteriore elemento di sostegno ai prezzi arriva dai dati diffusi dall’American Petroleum Institute, che evidenziano una riduzione delle scorte di greggio negli Stati Uniti pari a 3,3 milioni di barili nella scorsa settimana. Il calo comprende anche una diminuzione delle giacenze nel polo di stoccaggio di Cushing, in Oklahoma. I dati ufficiali saranno diffusi nel corso della giornata di mercoledì.

Le forti oscillazioni del petrolio e dei prodotti raffinati, come la benzina, provocate dal conflitto stanno rendendo più complesso il compito delle banche centrali impegnate nel contenimento dell’inflazione. Negli Stati Uniti la Federal Reserve è chiamata a decidere sui tassi di interesse in serata e una parte degli osservatori prevede un nuovo rialzo.

Secondo Priyanka Sachdeva, senior market analyst di Phillip Nova, il protrarsi degli attacchi potrebbe indurre gli investitori a ricostruire le posizioni lunghe sul petrolio e a tornare ad acquistare gli asset tradizionalmente considerati beni rifugio.

L’oro resta in calo in vista della decisione della Federal Reserve sui tassi di interesse, attesa in serata, mentre continuano a pesare le tensioni geopolitiche in Medio Oriente.

Il metallo prezioso si mantiene intorno ai 4.020 dollari l’oncia, dopo avere chiuso la seduta precedente con una flessione del -1,1%. Il mercato dei derivati sui tassi continua a indicare una probabilità di circa un terzo per un rialzo di 25 punti base da parte della banca centrale statunitense, uno scenario che riflette un livello di incertezza particolarmente elevato a ridosso di una riunione della Fed rispetto agli standard degli ultimi anni. Tassi di interesse più elevati rappresentano generalmente un fattore sfavorevole per l’oro, che non offre rendimento.

I componenti della Federal Reserve si trovano a valutare indicazioni contrastanti, da un lato il dato sull’inflazione di giugno risultato più contenuto delle attese e dall’altro il recente rialzo delle quotazioni del petrolio seguito alla riaccensione del conflitto tra Stati Uniti e Iran nel corso del mese. Il greggio è tornato a salire nella giornata di mercoledì dopo tre sedute consecutive di ribasso, mentre le forze armate statunitensi hanno dichiarato di avere intercettato un attacco iraniano diretto contro basi militari nell’area del Golfo Persico.

Secondo Ahmad Assiri, strategist di Pepperstone Group, la decisione della Federal Reserve potrebbe rappresentare un passaggio decisivo per la prossima fase dell’andamento dell’oro. L’analista ritiene che un messaggio più restrittivo del previsto, accompagnato da indicazioni favorevoli al mantenimento di tassi più elevati o da una maggiore preoccupazione per l’inflazione, potrebbe esercitare nuove pressioni sulle quotazioni del metallo prezioso. Assiri osserva inoltre che

Dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran, oltre cinque mesi fa, l’oro ha perso quasi un quarto del proprio valore. L’aumento dei prezzi dell’energia ha alimentato le pressioni inflazionistiche, rafforzando le aspettative di tassi di interesse elevati per un periodo più lungo. Nonostante questo scenario, dalla fine di giugno il metallo è riuscito a mantenersi vicino all’importante livello di supporto dei 4.000 dollari l’oncia, sostenuto da un’ondata di acquisti sulle fasi di debolezza.

Nel frattempo il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha accolto ieri alla Casa Bianca il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu nel tentativo di creare le condizioni per un ulteriore sviluppo del dialogo diplomatico. Negli ultimi giorni Washington ha sospeso gli attacchi aerei contro l’Iran dopo avere condotto quasi due settimane di operazioni militari.

L’agenda della giornata si apre in Italia con la pubblicazione, alle 10:00, dei dati Istat sul fatturato dell’industria di maggio. Il dato precedente aveva evidenziato una crescita del +0,3% su base mensile destagionalizzata e del +3,2% su base annua corretta per gli effetti di calendario.

Negli Stati Uniti, alle 16:30, saranno diffusi i dati settimanali della Energy Information Administration sulle scorte di petrolio, benzina e distillati, insieme all’utilizzo della capacità di raffinazione. Il mercato si attende una riduzione delle scorte di greggio di 1.350.000 barili, dopo l’aumento di 2.010.000 della settimana precedente. Le scorte di distillati sono previste in crescita di 648.000 barili, dopo il precedente incremento di 1.395.000, mentre quelle di benzina sono attese in calo di 1.204.000 barili, a fronte del precedente aumento di 765.000. L’utilizzo della capacità delle raffinerie è previsto in diminuzione del -0,2%, dopo il -0,1% registrato nella rilevazione precedente.

L’attenzione degli investitori sarà rivolta soprattutto alla Federal Reserve. Alle 20:00 il Federal Open Market Committee comunicherà la decisione sui tassi di interesse, accompagnata dal consueto comunicato, mentre alle 20:30 il presidente della banca centrale statunitense, Kevin Warsh, terrà la conferenza stampa. Pur restando prevalente lo scenario di tassi invariati, negli ultimi giorni il mercato ha rafforzato le aspettative di un possibile rialzo del costo del denaro, alla luce della volatilità dei prezzi dell’energia e dei toni più aggressivi adottati di recente dai responsabili della politica monetaria. I futures sui Fed Funds attribuiscono attualmente una probabilità di circa un terzo a un aumento dei tassi di 25 punti base nella riunione odierna.

In Canada, alle 19:30, la Bank of Canada pubblicherà il resoconto delle deliberazioni di politica monetaria del Consiglio direttivo relative alla decisione sui tassi annunciata due settimane fa.

Prima dell’avvio della seduta di Wall Street sono inoltre attesi i conti di Lam Research, Arm, L’Oréal, Hermès e Airbus.

Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:

LEONARDO. La controllata statunitense DRS, partecipata al 71,38% da Leonardo e quotata al Nasdaq, ha raggiunto un accordo definitivo per l’acquisizione di Raft per un valore di circa 450 milioni di dollari. L’operazione sarà finanziata interamente in contanti.

INWIT. INWIT ha archiviato il primo semestre con un utile netto di 160,3 milioni di euro, in diminuzione del 13,2% rispetto allo stesso periodo del 2025. La società ha confermato la guidance per l’intero esercizio 2026 e il proprio outlook baseline di medio termine, come indicato in una nota.

RECORDATI. Recordati ha chiuso il primo semestre con ricavi netti pari a 1.410,8 milioni di euro, in aumento del 6,6%. L’Ebitda è salito dell’8,8% a 540,2 milioni, con un margine del 38,3%, mentre l’utile netto rettificato è cresciuto del 6,7% a 349,9 milioni, con un margine del 24,8%. L’utile netto si è attestato a 269,7 milioni di euro, in crescita del 24,8%. La società ha inoltre confermato gli obiettivi finanziari per l’esercizio 2026.

A livello internazionale sono da monitorare:

UBS. UBS ha annunciato un nuovo programma di riacquisto di azioni proprie da 3 miliardi di dollari che resterà in vigore fino alla metà del 2027. L’iniziativa offre agli investitori maggiore visibilità sulla politica di remunerazione agli azionisti in un contesto caratterizzato dall’incertezza sui futuri requisiti patrimoniali della banca.

STANDARD CHARTERED. Standard Chartered ha comunicato l’avvio di un programma di buyback da 1 miliardo di dollari dopo avere pubblicato risultati del secondo trimestre superiori alle attese, nonostante l’introduzione in Cina di nuove restrizioni sui conti transfrontalieri.

Vale il rischio fare trading su AAPL?

Prima di cliccare su "compra", devi sapere esattamente dove impostare il tuo stop-loss. Il nostro Vision AI "vede" letteralmente il grafico di AAPL e fornisce un piano completo di gestione del rischio—ingresso, stop-loss e obiettivo di profitto—in meno di 60 secondi.
Proteggi il ribasso. Valida ogni operazione. Investi in modo più intelligente.